Cittadinanza italiana per matrimonio, per una coppia che vive in Marocco
Il coniuge straniero di un cittadino italiano può chiedere la cittadinanza tre anni dopo il matrimonio se la coppia vive all'estero, e la metà di questo termine se la coppia ha figli. Prima, il matrimonio marocchino deve già esistere per l'Italia, l'italiano va dimostrato al livello B1, e decide il Ministero dell'Interno, entro un termine di legge di ventiquattro mesi, prorogabile fino a trentasei.
Questa pagina descrive cosa chiede la legge a una coppia che vive in Marocco, cosa precisa il Consolato Generale d'Italia a Casablanca, e dove le pratiche si complicano. Non dice se hai i requisiti, né da quando: decide il Ministero, sulla base dei documenti.
Cosa dice la legge
La norma è l'articolo 5 della legge n. 91 del 1992. Il coniuge straniero o apolide di un cittadino italiano può acquistare la cittadinanza dopo due anni di residenza legale in Italia dopo il matrimonio, oppure dopo tre anni dalla data del matrimonio se risiede all'estero.
I termini sono ridotti della metà in presenza di figli nati o adottati dai coniugi. Il Consolato di Casablanca lo scrive così: un anno e mezzo, con figli minori della coppia.
Niente scatta da solo. La cittadinanza si acquista con decreto del Ministro dell'Interno, su domanda dell'interessato.
Il matrimonio deve reggere fino alla fine. Alla data del decreto non devono essere intervenuti scioglimento, annullamento o cessazione degli effetti civili, e non deve esserci separazione personale dei coniugi.
Quanto segue vale per i matrimoni celebrati dal 27 aprile 1983. Per una moglie sposata con un italiano prima di quella data si applica un'altra regola, che la pagina del Consolato di Casablanca descrive.
Se il coniuge è diventato italiano dopo il matrimonio
Il Consolato di Casablanca precisa da quando decorrono i tre anni. Se il coniuge è italiano iure sanguinis, dal matrimonio. Se è diventato italiano per naturalizzazione dopo il matrimonio, dalla data della naturalizzazione.
Secondo questa pagina, gli anni di matrimonio vissuti prima che il coniuge diventasse italiano non entrano quindi nel conteggio.
Prima della domanda: il matrimonio deve esistere per l'Italia
Un matrimonio celebrato in Marocco deve essere già trascritto in un Comune italiano al momento della domanda. Si trascrive nel Comune di ultima residenza del coniuge italiano o in quello di iscrizione AIRE.
Questa trascrizione può richiederne altre, e i due uffici, Casablanca e Rabat, le descrivono allo stesso modo. Se il coniuge italiano è nato all'estero, il suo atto di nascita va trascritto prima. Anche un eventuale matrimonio precedente, e il divorzio che lo ha chiuso, vanno trascritti prima di questo.
L'atto di matrimonio marocchino va apostillato e tradotto in italiano. Deve riportare cognomi, nomi, date e luoghi di nascita dei coniugi. Se un dato manca, serve l'Atto Aggiuntivo di Rettifica rilasciato dalla stessa autorità, anch'esso apostillato e tradotto.
Gli uffici descrivono anche l'omologazione di matrimonio. Per gli atti precedenti al codice di famiglia marocchino del 2004, l'Atto d'Accertamento di Sussistenza dei Vincoli Coniugali, reso davanti a due adoul. Dopo il 2004, la sentenza di omologazione, o convalida, del matrimonio, quando l'atto non ha potuto essere stipulato in tempo.
Il Consolato di Casablanca aggiunge che un matrimonio celebrato per procura non è trascrivibile.
Niente di tutto questo si risolve al momento della domanda di cittadinanza. È la condizione per poterla presentare.
Un divorzio pronunciato in Marocco
Un divorzio precedente fa parte di questa catena. Una sentenza di divorzio marocchina produce effetti in Italia con la trascrizione nei registri del Comune italiano, e sulla trascrizione decide l'ufficiale dello stato civile di quel Comune.
La legge italiana riconosce una sentenza straniera senza bisogno di alcun procedimento quando ricorrono le sue condizioni. Tra queste: la sentenza è passata in giudicato secondo la legge del luogo in cui è stata pronunciata, i diritti essenziali della difesa sono stati rispettati, e i suoi effetti non sono contrari all'ordine pubblico.
I due uffici chiedono quindi la prova che il divorzio sia definitivo. Il Consolato di Casablanca precisa che per un divorzio revocabile serve un atto di irrevocabilità, e che il solo atto di accertamento di divorzio non basta quando c'è una sentenza del Tribunale. Chiede anche l'apostille sulla traduzione.
Stessa casa, stessa circoscrizione
Il Consolato di Casablanca chiede che il coniuge italiano sia residente e iscritto all'AIRE nella stessa circoscrizione consolare, e conviva allo stesso indirizzo del richiedente. Altrimenti va documentato il motivo, per esempio lavoro, scuola dei figli o cure mediche.
L'italiano, livello B1
La legge chiede una conoscenza dell'italiano non inferiore al livello B1 del Quadro comune europeo di riferimento. Si dimostra con un certificato di un ente certificatore riconosciuto, o con un titolo di studio di un istituto riconosciuto dai ministeri italiani. La pagina del Consolato di Casablanca indica gli enti che considera.
In Marocco, l'Istituto Italiano di Cultura di Rabat è sede ufficiale d'esame CILS, la certificazione dell'Università per Stranieri di Siena. Secondo la sua pagina, consultata il 30 ottobre 2026, le sessioni si tengono ogni anno a giugno e a dicembre, e l'iscrizione va fatta con almeno quaranta giorni di anticipo.
Dopo una sentenza della Corte costituzionale del 2025, è esonerato da questa prova chi ha gravi limitazioni alla capacità di apprendimento linguistico dovute all'età, a patologie o a disabilità, attestate da una struttura sanitaria pubblica.
Il casellario, e documenti recenti
La legge chiude la porta in pochi casi precisi: una condanna per delitti contro lo Stato; una condanna in Italia per un delitto non colposo con pena massima non inferiore a tre anni; una condanna all'estero superiore a un anno per un reato non politico, una volta riconosciuta in Italia; comprovati motivi di sicurezza. La riabilitazione fa cessare l'ostacolo. Se è in corso un'azione penale per uno di questi delitti, l'acquisto è sospeso.
Il Consolato di Casablanca chiede il certificato penale del Paese di origine, di ogni altro Paese di residenza dai 14 anni e di ogni Paese di cui si ha la cittadinanza, rilasciato da non più di sei mesi.
Ogni documento straniero va apostillato e tradotto in italiano. Secondo la stessa pagina, anche la traduzione va apostillata dalle autorità marocchine, salvo che sia apostillata o legalizzata da un'autorità italiana.
Nomi e date vanno inseriti nella domanda esattamente come negli atti stranieri. Una differenza si giustifica con un documento.
La domanda, e gli anni che seguono
La domanda si presenta online, sul portale del Ministero dell'Interno, ed è indirizzata all'ufficio competente per la residenza: dal Marocco, l'ufficio consolare italiano; dall'Italia, la Prefettura.
Il Consolato di Casablanca insiste su un punto. L'indirizzo email indicato nella domanda costituisce domicilio eletto, e richieste di integrazione, convocazioni e decreto arrivano unicamente per quella via.
Se la documentazione è incompleta, l'ufficio invita a integrarla e i termini restano interrotti fino ad allora. Se quanto arriva dopo è ancora insufficiente, la domanda è dichiarata inammissibile.
Secondo il Consolato di Casablanca, accettata la domanda, il richiedente è convocato per firmare e consegnare tutti gli originali. Il Consolato li conserva, tranne passaporto e certificato linguistico.
Decide solo il Ministero dell'Interno. La legge gli dà ventiquattro mesi dalla domanda, prorogabili fino a trentasei.
Un rigetto arriva con decreto motivato. Una domanda respinta può essere ripresentata solo dopo cinque anni.
Il decreto, poi il giuramento
Alla notifica del decreto, il Consolato di Casablanca chiede un nuovo atto integrale di matrimonio e un nuovo certificato penale, con data successiva al decreto. Il matrimonio deve reggere anche in quel momento.
Il giuramento va prestato entro sei mesi dalla notifica, davanti all'ufficio consolare competente. Senza giuramento in quel termine, il decreto non ha effetto. La legge esonera chi non può prestarlo per una grave e accertata condizione di disabilità.
La cittadinanza decorre dal giorno successivo al giuramento.
La cittadinanza marocchina, e i figli
Il codice della nazionalità marocchina prevede la perdita della nazionalità marocchina solo in casi precisi, come una rinuncia autorizzata con decreto.
I figli della coppia nati in Marocco sono un'altra questione: la regola del 2025 sulla trasmissione della cittadinanza a chi nasce all'estero. La spiega la nostra pagina sul figlio nato in Marocco da un genitore italiano.
Chi decide, e a chi rivolgersi
La domanda va all'ufficio competente per la tua residenza: l'Ambasciata d'Italia a Rabat per l'area di Rabat Salé e le province limitrofe di Skhirat Témara, Khémisset, Tiflet e Rommani, il Consolato Generale a Casablanca per quasi tutto il resto del Marocco. La pagina dell'Ambasciata dà l'elenco esatto della sua circoscrizione.
Le precisazioni attribuite qui al Consolato di Casablanca vengono dalla sua pagina sulla cittadinanza per matrimonio. Sulla cittadinanza decide il Ministero dell'Interno. Per un matrimonio o un divorzio, trascrive il Comune italiano.
Se una situazione è contestata o incerta, la professione competente è quella di avvocato.
Non possiamo dirti se hai i requisiti. Se non sai qual è il tuo ufficio o quale pagina ti riguarda, scrivici: leggiamo, rispondiamo, di persona.
Da leggere dopo
Fonti ufficiali
- Consolato Generale d'Italia a Casablanca, cittadinanza per matrimonio
- Consolato Generale d'Italia a Casablanca, trascrizione del matrimonio
- Consolato Generale d'Italia a Casablanca, trascrizione del divorzio
- Consolato Generale d'Italia a Casablanca, la sede e la sua competenza (in francese)
- Ambasciata d'Italia a Rabat, cittadinanza
- Ambasciata d'Italia a Rabat, matrimonio
- Ambasciata d'Italia a Rabat, divorzio
- Ambasciata d'Italia a Rabat, servizi consolari e circoscrizione
- Istituto Italiano di Cultura di Rabat, certificazioni (in francese)
- Legge n. 91/1992, articolo 5 (Normattiva)
- Legge n. 91/1992, articolo 6 (Normattiva)
- Legge n. 91/1992, articolo 8 (Normattiva)
- Legge n. 91/1992, articolo 9.1, conoscenza della lingua italiana (Normattiva)
- Legge n. 91/1992, articolo 9-ter, termine del procedimento (Normattiva)
- Legge n. 91/1992, articolo 10, giuramento (Normattiva)
- D.P.R. n. 362/1994, articolo 2, documentazione incompleta (Normattiva)
- Legge n. 218/1995, articolo 64, riconoscimento delle sentenze straniere (Normattiva)
- Codice della nazionalità marocchina, versione consolidata al 16 maggio 2024 (Ministero della Giustizia, Adala, in francese)
Ultima verifica: 30 ottobre 2026.
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